MET · 07
Nebbia, foschia, fumo e visibilità: quando il VLOS non è garantito

Indice della guida
La visibilità è l'unico parametro meteorologico che può rendere illegale un volo, non solo imprudente. Il regolamento europeo impone il contatto visivo diretto e continuo con il drone, senza ausili ottici: se l'aria non è abbastanza trasparente, quel contatto non esiste e il volo non si fa.
Il punto è che la soglia non è scritta in metri. Il VLOS è un requisito funzionale: devi vedere il drone abbastanza bene da giudicarne posizione, orientamento e distanza dagli ostacoli. In pratica un drone consumer resta distinguibile a occhio nudo entro 300-500 metri in condizioni buone, e con meno di 1.500 metri di visibilità orizzontale quel margine diventa fragile.
Le soglie operative
| Visibilità orizzontale | Decisione | Note |
|---|---|---|
| Oltre 5 km | Volo normale | Condizioni VLOS ordinarie |
| 1.500 m - 5 km | Cautela | Distanze e quote ridotte, voli brevi |
| Sotto 1.500 m | Sospendere | Contatto visivo compromesso |
| Sotto 1.000 m (nebbia) | Non si vola | Nessun margine |
Sono soglie prudenziali, non limiti normativi: servono a tradurre in numeri un requisito che la norma esprime in termini funzionali.
Due situazioni meritano un'annotazione a parte, perché sfuggono a qualsiasi tabella.
Il cielo bianco uniforme, tipico delle giornate di velatura o di nubi stratificate, toglie contrasto. Un drone chiaro o grigio contro un cielo bianco sparisce a poche centinaia di metri anche con visibilità dichiarata di dieci chilometri. Il controluce fa lo stesso: volando verso il sole basso, la sagoma del drone si annulla. In entrambi i casi la contromisura è geometrica, non meteorologica: riposizionarsi per avere il sole alle spalle e ridurre la distanza.
I quattro tipi di nebbia
La nebbia è una sospensione di goccioline d'acqua che riduce la visibilità sotto i 1.000 metri; sopra quella soglia e fino a 5 chilometri si parla di foschia. Il meccanismo è sempre lo stesso, aria che raggiunge la saturazione, ma le vie per arrivarci sono quattro, e ciascuna ha un comportamento orario diverso.
Nebbia da irraggiamento. È la più comune in Italia. Di notte il suolo si raffredda irraggiando calore verso il cielo, raffredda l'aria a contatto e l'umidità condensa. Ha bisogno di notti serene, vento debole e umidità alta: le condizioni della Pianura Padana in autunno e inverno. Si dissolve con il riscaldamento solare a fine mattinata, quindi è una questione di orario più che di giornata persa.
Nebbia da avvezione. Aria umida e calda scorre sopra una superficie più fredda e condensa. Tipica delle coste in primavera. È molto più persistente della precedente: può durare l'intera giornata perché il meccanismo che la alimenta non si spegne con il sole.
Nebbia da evaporazione. Aria fredda sopra acqua più calda: l'acqua evapora e satura immediatamente l'aria fredda. È il "fumo" che si vede sui laghi nelle mattine fredde di tardo autunno.
Nebbia orografica. Aria umida che sale lungo un pendio, si raffredda e condensa. È il motivo per cui le creste alpine e appenniniche sono spesso avvolte, soprattutto sul versante sopravvento.
Il ghiaccio, che arriva con la stessa aria
Le condizioni che producono nebbia invernale sono spesso le stesse che producono ghiaccio sulle superfici del drone: aria satura con temperatura vicina o inferiore a zero. Il ghiaccio si deposita sul bordo d'attacco delle eliche, aumenta il peso, peggiora l'aerodinamica e introduce asimmetrie e vibrazioni. Nessun drone della categoria Open ha protezioni antighiaccio. Il tema è approfondito in temperatura, umidità e densità dell'aria.
Quando la visibilità non è fatta d'acqua
Foschia e nebbia sono sospensioni di acqua. Ma l'aria italiana ne contiene altre, con effetti diversi: riducono la visibilità e, in più, contaminano il drone.
Polveri sahariane. Vento meridionale che trasporta sabbia fine dal deserto fin sopra l'Italia, più volte all'anno e soprattutto fra primavera e autunno. I segni sono inconfondibili: cielo giallastro o marrone, sole velato anche a mezzogiorno, foschia persistente senza umidità, e dopo la pioggia il classico deposito rossastro su auto e balconi. Negli episodi moderati la visibilità scende a 5-10 chilometri; in quelli severi anche sotto i 3, e le operazioni si sospendono. La polvere ha dimensioni di pochi micron e finisce ovunque: cuscinetti delle eliche, prese d'aria, sensori.
Fumo da incendi. In giornate ventose il fumo di un incendio è visibile a decine di chilometri, e nelle immediate vicinanze la visibilità può crollare sotto i 500 metri. Ma il problema principale non è la visibilità: durante gli incendi attivi opera l'aviazione antincendio a bassa quota, e le autorità pubblicano interdizioni temporanee dello spazio aereo attorno al fronte. Volare lì è pericolosissimo oltre che vietato. Anche fuori dall'area interdetta, se sei sottovento e vedi fumo, si sospende. Come si verificano le interdizioni temporanee è spiegato in NOTAM e AIP per droni.
Ceneri vulcaniche. In Italia riguardano soprattutto la Sicilia orientale durante le fasi eruttive dell'Etna, con deposizioni che seguono i venti in quota. Le autorità aeronautiche pubblicano avvisi dedicati. Se vedi pulviscolo grigio o senti odore di zolfo, non si vola: le particelle sono abrasive e la pulizia del drone dopo un'esposizione richiede uno smontaggio serio.
Smog urbano. In inverno, sotto anticiclone, si forma un'inversione termica nei primi centinaia di metri: l'aria fredda al suolo resta intrappolata sotto aria più calda e gli inquinanti si accumulano. Il risultato è una cappa visibile e una visibilità orizzontale che in città può scendere a 3-5 chilometri anche senza umidità. È il fenomeno cronico della Pianura Padana, ed è uno dei motivi per cui volare in città d'inverno è più difficile di quanto sembri.
Stimare la visibilità senza strumenti
Non serve un visibilimetro. Serve un riferimento noto.
Individua, dal tuo punto di volo, due o tre elementi di cui conosci la distanza: un campanile, un traliccio, il crinale di una collina, un capannone. Se li distingui nitidamente, la visibilità supera quella distanza. È il metodo che usano gli osservatori meteorologici, ed è sufficientemente preciso per una decisione go/no-go.
Il dato ufficiale, dove disponibile, resta il METAR dell'aeroporto più vicino, che riporta la visibilità in metri e le sigle dei fenomeni: FG per nebbia, BR per foschia, HZ per caligine da particelle non acquose. Come si legge è spiegato in METAR e TAF.
La visibilità è uno dei cinque parametri che decidono ogni volo: gli altri sono raccolti nella guida al meteo per piloti di droni.
Un ultimo controllo che costa nulla: la differenza fra temperatura e punto di rugiada. Se è inferiore a 3 °C, l'aria è vicina alla saturazione e la nebbia può formarsi nel giro di poco, anche se in questo momento si vede benissimo. È l'indicatore che distingue una mattinata limpida da una mattinata che sta per chiudersi.
Domande frequenti
Qual è la differenza fra nebbia e foschia?
È una differenza di soglia. Si parla di nebbia quando la visibilità orizzontale scende sotto i 1.000 metri, di foschia quando resta fra 1 e 5 chilometri. Il meccanismo fisico è lo stesso: goccioline d'acqua in sospensione. Nei bollettini aeronautici la nebbia è codificata FG e la foschia BR.
Si può volare con il drone nella nebbia?
No. Sotto i 1.000 metri di visibilità il contatto visivo con il drone non è mantenibile, e il volo a vista è un obbligo del regolamento europeo. Non è nemmeno una soluzione volare basso sotto lo strato: la nebbia può estendersi in verticale per un centinaio di metri o più, quindi il margine non c'è.
A che distanza si vede davvero un drone a occhio nudo?
In condizioni di luce e contrasto buoni un drone consumer resta distinguibile entro 300-500 metri. Oltre diventa un puntino di cui non si giudica più orientamento né distanza. Con cielo bianco uniforme o in controluce quella distanza si accorcia molto, anche se la visibilità meteorologica è alta.
Perché il cielo giallastro riduce la visibilità?
Perché è il segno dell'avvezione di polvere sahariana: vento da sud che trasporta sabbia fine dal deserto fino sopra l'Italia. Negli episodi moderati la visibilità scende a 5-10 chilometri, in quelli severi può andare sotto i 3. La polvere è fine e si deposita ovunque, compresi cuscinetti, prese d'aria e sensori del drone.
Si può volare vicino a un incendio boschivo?
No. Durante gli incendi attivi opera l'aviazione antincendio a bassa quota e le autorità pubblicano interdizioni temporanee dello spazio aereo attorno al fronte. Anche fuori dall'area interdetta, se sei sottovento e c'è fumo visibile, le operazioni si sospendono per visibilità e contaminazione.
Fonti
Le affermazioni normative di questa pagina vengono da qui.