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Ispezione di impianti fotovoltaici con drone e termocamera

A cura di Redazione Formazione DroniPubblicato il Aggiornato il Tempo di lettura 7 min

Drone in volo sulle file di moduli di un impianto fotovoltaico in campagna
La termografia da drone funziona solo in una finestra precisa di irraggiamento, vento e angolo di ripresa.
Indice della guida

L'ispezione termografica di un impianto fotovoltaico è l'applicazione professionale con il mercato più maturo e la procedura più ripetibile. Il principio è semplice: una cella difettosa, un diodo di bypass guasto, un modulo disconnesso o sporco dissipa in calore l'energia che dovrebbe convertire, e la termocamera lo vede come punto caldo. Quello che rende il lavoro professionale non è il volo, ma il rispetto delle condizioni di ripresa e la classificazione corretta delle anomalie in un report che il gestore dell'impianto possa usare per intervenire.

Cosa si cerca: le anomalie tipiche

Il termogramma non dice "questo modulo è rotto": mostra una distribuzione di temperature che va interpretata in base alla sua estensione e al suo schema.

  • Punto caldo su una singola cella (hot spot): tipicamente ombreggiamento localizzato, sporco, microfrattura o difetto della cella. Sopra certe soglie di sovratemperatura è anche un rischio di innesco.
  • Porzione di modulo più calda (una fila di celle): comportamento riconducibile all'intervento o al guasto di un diodo di bypass.
  • Modulo intero uniformemente più caldo: modulo disconnesso o in circuito aperto, che non produce.
  • Stringa intera anomala: problema a valle, su cablaggi, connettori o sezionamenti.
  • Schemi diffusi su gruppi di moduli: possono essere indizio di fenomeni di degrado come il PID (Potential Induced Degradation), che però non si conferma con la sola termografia: richiede verifiche elettriche a terra.

La finestra di ripresa: quando si può volare davvero

È il punto che distingue una misura valida da un termogramma inutile.

CondizioneValore di riferimento
Irraggiamento≥ 600 W/m², idealmente ≥ 700
Cielosereno e stabile, senza nuvolosità variabile
Vento< 4-5 m/s
Impiantoin produzione
Angolo di ripresaentro 5-60° rispetto alla normale al modulo
Momento della giornatatipicamente tarda mattinata

Il vento raffredda i moduli e appiattisce le differenze di temperatura: con raffiche sostenute i difetti spariscono dal termogramma. Il cielo variabile fa oscillare l'irraggiamento e rende i fotogrammi non confrontabili. L'angolo serve a evitare il riflesso del cielo sulla superficie vetrata, che falsa completamente la lettura.

Attrezzatura

Serve una termocamera radiometrica, che memorizza il valore di temperatura per ogni pixel e consente misure e analisi a posteriori. La termocamera non radiometrica produce solo un'immagine a falsi colori: individua, non misura. La risoluzione professionale di riferimento è 640×512; esistono sensori da 1280×1024 nella fascia alta e da 320×256 come soluzione entry. La sensibilità termica si esprime in millikelvin: sotto i 50 mK è un buon valore, sotto i 30 mK è eccellente.

Accanto al termico serve una camera RGB in parallelo, per riconoscere visivamente la causa (sporco, ombra, vetro rotto), e un buon posizionamento GNSS, meglio se RTK, per associare in modo univoco ogni anomalia al modulo fisico. Il quadro completo dei sensori è nella guida ai payload professionali.

Un limite da conoscere: la termocamera misura l'emissione della superficie, non la temperatura interna, e non vede attraverso i materiali. La conversione in temperatura dipende da emissività, temperatura riflessa dall'ambiente, distanza e umidità.

Il workflow di un'ispezione

  1. Documentazione d'impianto: layout delle stringhe, schema elettrico, storico degli interventi. Senza il layout non si localizzano le anomalie.
  2. Verifica dello spazio aereo e degli accessi, e accordo con il gestore su orari e messa in sicurezza.
  3. Volo a griglia con GSD termico sufficiente. La regola pratica è almeno 3×3 pixel per cella: con un sensore 640 significa volare indicativamente tra 20 e 40 metri, a seconda dell'ottica.
  4. Analisi con software dedicato, che allinea i termogrammi al layout e assiste nel riconoscimento delle anomalie.
  5. Classificazione secondo la specifica tecnica IEC TS 62446-3, che è il riferimento internazionale per l'ispezione a infrarossi degli impianti fotovoltaici.
  6. Report: posizione, tipologia, differenza di temperatura e severità di ogni anomalia, con le azioni consigliate.

Inquadramento normativo del volo

Non c'è una regola speciale per il fotovoltaico: valgono le regole generali. Un campo isolato in area agricola, senza persone non coinvolte nel raggio previsto, è un volo ordinario in sottocategoria A3. Un impianto dentro un'area industriale attiva, con personale a terra, o un impianto su tetto in contesto urbano cambia scenario: si valuta l'A2 con drone di classe C2 o si passa alla categoria Specific con dichiarazione o autorizzazione.

Restano gli adempimenti ordinari dell'attività professionale: registrazione come operatore UAS, assicurazione RC, documentazione di bordo. Li trovi riassunti nella guida su assicurazione del drone.

Competenze: il patentino non basta

Per volare basta l'attestato; per firmare un report di ispezione termografica i committenti industriali richiedono di norma una certificazione in termografia di livello 1 o 2 secondo la UNI EN ISO 9712 nel settore pertinente, rilasciata da un organismo accreditato. È la competenza accessoria con il ritorno economico più diretto di tutto il settore, insieme alla conoscenza degli impianti fotovoltaici: senza sapere come è fatta una stringa non si interpreta un termogramma.

Il resto è capacità di redigere documentazione tecnica: la parte che il cliente legge davvero. Trovi il panorama nella guida sulle competenze oltre al pilotaggio.

Quanto si fattura

Le cifre che circolano provengono da listini pubblici di singoli operatori e non costituiscono un riferimento di mercato: un'ispezione termografica base viene indicata da circa 750 euro, con variabili importanti legate a superficie, numero di termogrammi da elaborare, accessibilità e qualifica dell'operatore. Non esistono benchmark pubblici affidabili in euro per megawatt sul mercato italiano: diffida delle tariffe "a MW" citate senza fonte, e costruisci il preventivo sul deliverable e sulle ore reali di elaborazione. Il tema è approfondito nella guida su quanto guadagna un pilota di droni.

Se ti interessa il quadro d'insieme delle ispezioni industriali, cioè eolico, linee elettriche, ponti e ambienti confinati, continua con la guida sull'ispezione di infrastrutture o torna alla panoramica delle applicazioni professionali.

Domande frequenti

Con quali condizioni meteo si può fare una termografia su un impianto fotovoltaico?

Serve un irraggiamento di almeno 600 W/m², idealmente oltre 700, cielo sereno e stabile, vento sotto i 4-5 m/s e impianto in produzione. Il vento raffredda i moduli e maschera i difetti; il cielo variabile rende i termogrammi incoerenti. Il volo si esegue tipicamente in tarda mattinata.

Che termocamera serve per ispezionare un impianto fotovoltaico?

Una termocamera radiometrica, cioè che salva il valore di temperatura di ogni pixel, con risoluzione tipica 640×512, affiancata da una camera RGB per identificare visivamente il difetto. Una termocamera non radiometrica produce solo immagini a falsi colori: individua anomalie ma non permette di misurare.

A che quota si vola per avere un termogramma utile?

La regola pratica è avere almeno 3×3 pixel per cella. Con un sensore 640×512 questo significa volare indicativamente tra 20 e 40 metri, a seconda dell'ottica montata. Volare più in alto fa risparmiare tempo ma rende non classificabili le anomalie di cella.

Serve una certificazione per firmare un report di termografia?

I committenti industriali richiedono di norma una certificazione in termografia di livello 1 o 2 secondo la UNI EN ISO 9712 nel settore pertinente. L'attestato di pilota abilita a volare, non a redigere una perizia termografica.

Che cosa vede e cosa non vede una termocamera da drone?

Misura l'emissione infrarossa della superficie, non la temperatura interna, e non vede attraverso i materiali. La conversione in temperatura dipende da emissività, temperatura riflessa, distanza e umidità: per questo le condizioni di ripresa e i parametri impostati contano quanto il sensore.

Fonti

Le affermazioni normative di questa pagina vengono da qui.

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