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Agricoltura di precisione con i droni: NDVI, mappe e trattamenti

A cura di Redazione Formazione DroniPubblicato il Aggiornato il Tempo di lettura 7 min

Drone in volo sui filari di un vigneto collinare italiano al mattino presto
Il valore di una mappa di vigore non è il colore: è la riduzione dell'input in campo.
Indice della guida

In agricoltura il drone fa due lavori molto diversi. Il primo è osservare: vola con un sensore multispettrale, misura come la coltura riflette la luce e produce mappe di vigore che diventano mappe di prescrizione per distribuire input dove servono. Il secondo è intervenire: sono i droni per irrorazione e semina, macchine da decine o centinaia di chili con un quadro normativo completamente diverso. Il primo lavoro è praticabile oggi con un investimento contenuto; il secondo, in Italia, dipende ancora dai decreti attuativi.

Il principio: perché una foto "vede" lo stress

La vegetazione sana riflette fortemente il vicino infrarosso (NIR) e assorbe la luce rossa, che usa per la fotosintesi. Quando la pianta è in difficoltà per carenza idrica, carenza di azoto, patogeni o salinità, la struttura delle foglie cambia e la riflettanza nel NIR cala. Gli indici di vegetazione quantificano questa differenza.

NDVI  = (NIR − Red) / (NIR + Red)              vigore generale; satura su colture dense
NDRE  = (NIR − RedEdge) / (NIR + RedEdge)      più sensibile in fase avanzata, non satura
GNDVI = (NIR − Green) / (NIR + Green)          correlato a clorofilla e azoto

L'NDVI è il più noto ed è anche il più frainteso: satura quando la copertura vegetale è densa, cioè smette di distinguere il vigore proprio nel momento in cui la coltura è al massimo sviluppo. In quella fase l'NDRE lavora meglio.

Attrezzatura: cosa serve davvero

  • Sensore multispettrale a 4-6 bande, con sensore di irradianza solare sul dorso del drone, che compensa le variazioni di luce durante il volo.
  • Pannello di calibrazione a riflettanza nota, fotografato prima e dopo il volo.
  • GNSS RTK, indispensabile per la ripetibilità: le mappe hanno senso se confrontabili nel tempo, e per confrontarle devono essere sovrapponibili.
  • Camera RGB per il contesto, il conteggio delle piante e la valutazione visiva delle fallanze.

Una camera RGB da sola permette molte cose utili (conteggio piante, mappe di copertura, individuazione di aree scoperte o allettate) ma non fornisce misure di riflettanza confrontabili. È la differenza tra guardare e misurare. Il quadro dei sensori disponibili è nella guida ai payload professionali.

Il workflow, dal volo alla macchina operatrice

  1. Volo a quota costante con sovrapposizioni elevate (indicativamente 75% frontale e 70% laterale), entro circa due ore dal mezzogiorno solare per limitare ombre e variazioni dell'angolo zenitale.
  2. Foto del pannello di calibrazione prima e dopo il volo.
  3. Elaborazione in software dedicati all'agricoltura o in un software fotogrammetrico generalista: la catena è la stessa della fotogrammetria, con in più il calcolo degli indici.
  4. Zonizzazione: il campo viene diviso in classi di vigore. È il passaggio in cui serve l'agronomo, perché il numero e i confini delle zone dipendono dalla coltura, dalla fase fenologica e dall'operazione prevista.
  5. Mappa di prescrizione in shapefile o ISOXML.
  6. Caricamento sul terminale ISOBUS della macchina operatrice per la distribuzione a rateo variabile (VRT).

Altre applicazioni di rilievo

Oltre alle mappe di vigore, il volo agricolo produce:

  • conteggio piante e verifica delle fallanze, utile su impianti nuovi di frutteti e vigneti;
  • mappe di copertura e stima della biomassa in fasi precoci;
  • individuazione di problemi irrigui, come perdite e settori non funzionanti;
  • modelli del terreno per la pianificazione degli impianti e per il drenaggio, con la stessa tecnica del rilievo fotogrammetrico;
  • documentazione dei danni da grandine, allettamento o eventi estremi, con valore probatorio nelle pratiche assicurative.

Irrorazione con drone: cosa dice davvero la normativa

Qui servono precisione e prudenza, perché è l'area con più confusione in circolazione.

Il punto di partenza. La direttiva europea 2009/128/CE sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari vieta in via generale l'irrorazione aerea, ammettendo deroghe caso per caso. Recepita in Italia, ha reso per anni l'irrorazione con drone di fatto vietata.

La svolta. Il Decreto Semplificazioni convertito nella Legge 182/2025 (dicembre 2025) ha introdotto l'autorizzazione sperimentale per i trattamenti fitosanitari con drone. Le operazioni devono essere conformi al PAN, il Piano d'Azione Nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, rispettare le regole operative ENAC per piloti e operatori UAS e impiegare personale specificamente formato e attrezzature certificate.

Lo stato oggi. I decreti attuativi dei ministeri competenti, inizialmente attesi per marzo 2026 e poi a fine maggio 2026, non risultano confermati come pubblicati dalle fonti disponibili. La formula corretta è quindi: la legge ha aperto alla sperimentazione, ma l'operatività dipende dai decreti attuativi. Nessuno può affermare che oggi in Italia l'irrorazione con drone sia liberamente consentita. Prima di offrire il servizio, verifica presso le autorità competenti e la tua Regione. Il quadro completo è nella guida sulla normativa dei droni agricoli e nel post di dicembre 2025 sul Decreto Semplificazioni.

Il contesto europeo. La Commissione sta rivedendo l'impianto della direttiva, muovendosi da un modello di deroga caso per caso verso una deroga generale con elenchi di attrezzature autorizzate; EASA ha standardizzato i percorsi di valutazione del rischio per snellire le approvazioni tra Stati membri. La piena implementazione è prospettata tra fine 2026 e inizio 2027.

Le macchine per irrorazione, in breve

Sono multirotori di grande taglia, con MTOM tipicamente tra 40 e 180 kg, serbatoio per liquidi o tramoggia per granulari, radar per l'inseguimento del terreno e volo quasi interamente automatico su perimetro rilevato.

Vantaggi reali: nessun compattamento del suolo, trattamento di terreni impraticabili o in pendenza, con vigneti e oliveti terrazzati come caso tipico, minore esposizione dell'operatore, tempestività dopo la pioggia. Limiti reali: autonomia di 8-15 minuti per carico, necessità di logistica di supporto (generatore, batterie, miscelazione), costo della piattaforma indicativamente tra 11.000 e 30.000 euro a cui si aggiungono batterie e caricatori.

Sul piano normativo aeronautico queste macchine escono dai limiti della categoria Open: rientrano in categoria Specific, con marcatura di classe C5 o C6 oppure con autorizzazione operativa su analisi di rischio. Le classi dedicate agli scenari standard sono spiegate nella guida ai droni di classe C5 e C6.

Competenze e mercato

Il pilota che vende mappe senza saperle leggere ha vita breve. Le competenze che rendono vendibile questo servizio sono agronomia, telerilevamento, GIS e conoscenza delle macchine a rateo variabile. Il cliente non è il singolo hobbista: sono aziende agricole strutturate, cantine, consorzi, contoterzisti e società di servizi agronomici, che valutano il servizio sul risparmio di input e sulla resa, non sull'immagine. Il quadro d'insieme dei settori è nella panoramica delle applicazioni professionali.

Informazione generale, non consulenza agronomica o legale: per l'impiego dei prodotti fitosanitari fai riferimento alle norme vigenti e alle autorità competenti.

Domande frequenti

Che cos'è l'NDVI e a cosa serve davvero?

È un indice che confronta la riflettanza nel vicino infrarosso e nel rosso: la vegetazione sana riflette molto NIR e assorbe il rosso, quella stressata riflette meno NIR. Serve a individuare la variabilità del campo e a zonizzarla, non a diagnosticare la causa dello stress, che va sempre verificata a terra.

Basta la camera del drone o serve un sensore multispettrale?

Per gli indici di vegetazione serve un sensore multispettrale a 4-6 bande con sensore di irradianza solare e pannello di calibrazione. Una camera RGB permette conteggi, mappe di copertura e valutazioni visive, ma non fornisce misure di riflettanza confrontabili nel tempo.

In Italia si possono fare trattamenti fitosanitari con il drone?

Il Decreto Semplificazioni convertito nella Legge 182/2025 ha introdotto un'autorizzazione sperimentale, superando il divieto assoluto. L'operatività dipende però dai decreti attuativi dei ministeri competenti, la cui pubblicazione non risulta confermata: prima di programmare un servizio verifica lo stato aggiornato presso le autorità competenti.

In quale categoria rientra un drone per irrorazione?

I droni per irrorazione superano ampiamente i limiti della categoria Open per massa e modalità operative: rientrano in categoria Specific, con classe C5 o C6 oppure con autorizzazione operativa ENAC su analisi di rischio.

A che ora del giorno si vola per fare mappe multispettrali?

Entro circa due ore dal mezzogiorno solare, per ridurre le ombre e mantenere costante l'angolo zenitale, con quota e parametri invariati tra un volo e l'altro. La ripetibilità è la condizione per confrontare le mappe nel tempo.

Fonti

Le affermazioni normative di questa pagina vengono da qui.

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