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Droni in ricerca e soccorso, antincendio e monitoraggio ambientale

A cura di Redazione Formazione DroniPubblicato il Aggiornato il Tempo di lettura 7 min

Drone con sensore termico in volo su un versante boscoso all'alba, con una squadra di soccorso in lontananza
La ricerca termica rende molto di più all'alba, di notte e d'inverno: è una questione di contrasto.
Indice della guida

Nella ricerca di persone disperse, negli incendi e nelle emergenze ambientali il drone fa una cosa sola ma la fa molto bene: porta uno sguardo dall'alto dove servirebbero ore di cammino, di giorno e di notte. In Italia queste operazioni sono in capo agli enti, cioè Vigili del Fuoco, protezione civile, forze dell'ordine e soccorso alpino, che dispongono di nuclei specializzati e producono risultati documentati. Non è un settore in cui ci si improvvisa: è un ambiente coordinato, dove un drone non annunciato è un pericolo per gli elicotteri.

Ricerca e soccorso: come si opera

L'attrezzatura tipica è un drone con termocamera radiometrica, faro ad alta potenza, altoparlante, a volte uno sganciatore per kit di galleggiamento, batterie multiple e un radiocomando con schermo leggibile in pieno sole.

Il metodo è semplice e rigoroso:

  1. L'area di ricerca la definiscono i coordinatori, non il pilota. Il drone entra in un dispositivo già organizzato.
  2. Volo a griglia sistematica, tipicamente tra 40 e 80 metri di quota, per garantire una copertura termica utile senza perdere leggibilità.
  3. Osservazione in tempo reale da parte di un operatore dedicato, diverso dal pilota. Chi vola guarda il drone e lo spazio aereo; chi osserva guarda le immagini. Sono due lavori distinti.
  4. Marcatura delle coordinate di ogni contatto e guida delle squadre a terra.
  5. Passaggio dei dati al coordinamento, senza diffusione autonoma di immagini.

I limiti da dire con onestà

La termocamera non vede attraverso la vegetazione fitta: rileva la radiazione emessa dalle superfici che ha in vista, e sotto una chioma densa il calore corporeo non arriva al sensore. Il contrasto crolla quando la temperatura ambiente si avvicina a quella corporea, cioè nelle ore centrali di una giornata estiva, quando rocce e terreno restituiscono il calore accumulato. La copertura di grandi aree richiede molte batterie e una logistica di ricarica.

La conseguenza operativa è netta: la ricerca termica rende molto di più all'alba, di notte e in inverno. È una delle poche applicazioni in cui il volo notturno è la condizione normale, non l'eccezione.

Antincendio

Nel contrasto agli incendi boschivi il drone lavora su tre fronti.

Ricognizione del fronte di fiamma e della sua evoluzione, in tempo reale, con vista dall'alto che nessuna squadra a terra può avere. Serve alla direzione delle operazioni per decidere dove spostare le risorse.

Bonifica. È l'applicazione con il ritorno più immediato: dopo lo spegnimento apparente, la termocamera individua i focolai residui sotto la cenere che l'occhio non vede. Riduce le riaccensioni e il tempo di presidio, che è la voce di costo più pesante.

Valutazione del danno e indagine: rilievo dell'area percorsa dal fuoco e individuazione dei punti di innesco.

Il drone deve essere robusto al calore e alle ceneri, con buona autonomia e zoom. Il vincolo assoluto è il coordinamento: dove operano i mezzi aerei antincendio, nessun drone può volare se non inserito nel dispositivo.

Monitoraggio ambientale e fauna

Il ventaglio è ampio: censimenti faunistici, monitoraggio di aree protette, mappatura di habitat, individuazione di discariche abusive, monitoraggio di coste ed erosione, verifica di scarichi nei corsi d'acqua, osservazione di ghiacciai e frane, documentazione post-calamità dopo alluvioni e dissesti.

Due cautele sono decisive.

La prima è etica e biologica: il drone disturba la fauna. Uccelli nidificanti, ungulati e mammiferi marini reagiscono al rumore e alla sagoma, che percepiscono come predatore aereo. I protocolli seri prevedono quote elevate, avvicinamenti orizzontali e mai in picchiata, orari di minore sensibilità e limiti alla durata del sorvolo.

La seconda è autorizzativa: nei parchi nazionali e nelle aree della rete Natura 2000 il volo è generalmente soggetto ad autorizzazione dell'ente gestore o vietato. Le regole sono spiegate nella guida su drone nei parchi e nelle aree protette.

Chi può operare, e come

La maggior parte di queste attività è svolta da enti pubblici, spesso in un regime che non coincide con quello delle operazioni civili ordinarie. Un privato non si presenta di iniziativa su uno scenario di emergenza: rischia di interferire con i mezzi aerei impegnati e di rallentare le operazioni.

Le strade praticabili, se vuoi contribuire, sono due:

  • entrare in un'organizzazione di volontariato di protezione civile che abbia un nucleo droni, con l'addestramento e le procedure che ne conseguono;
  • operare come fornitore di servizi per un ente, su richiesta e con incarico formale, tipicamente per attività non urgenti: rilievi post-evento, monitoraggio programmato, documentazione tecnica.

Il percorso per lavorare con la pubblica amministrazione è descritto nella guida su droni, pubblica amministrazione ed emergenze.

Inquadramento operativo

Le attività di monitoraggio programmato e di rilievo post-evento seguono le regole ordinarie: categoria Open quando i limiti lo consentono, categoria Specific quando si vola in area antropizzata, oltre il contatto visivo o con droni fuori dai limiti Open. Il volo notturno è consentito con le prescrizioni previste, luce lampeggiante compresa.

Sul piano tecnico valgono le note della guida ai payload professionali: la termocamera per l'uso operativo va scelta radiometrica e con buona sensibilità termica, perché i contrasti utili nelle ricerche sono spesso di pochi decimi di grado. Il quadro dei settori è nella panoramica delle applicazioni professionali.

Informazione generale, non indicazione operativa per interventi di emergenza: in scenario reale valgono esclusivamente le procedure dell'ente e le disposizioni del coordinamento.

Domande frequenti

La termocamera vede una persona nel bosco?

Non attraverso la vegetazione fitta. Il sensore misura la radiazione emessa dalle superfici che ha in vista: sotto una chioma densa il calore corporeo non arriva al sensore. La ricerca termica funziona bene su terreno aperto, radure, greti e versanti scoperti.

Qual è il momento migliore per una ricerca con termocamera?

All'alba, di notte e in inverno, quando la differenza tra la temperatura corporea e quella dell'ambiente è massima. A metà giornata d'estate il terreno riscaldato dal sole riduce il contrasto e la ricerca diventa poco efficace.

Un privato può partecipare alle ricerche con il proprio drone?

Non si presenta sul posto di iniziativa. Le ricerche sono coordinate dalle autorità e un drone non annunciato è un pericolo per gli elicotteri impegnati nell'operazione. La strada corretta è entrare in un'organizzazione di volontariato di protezione civile o collaborare con l'ente su richiesta.

A che quota si vola nelle ricerche?

Nelle griglie di ricerca con termocamera si opera tipicamente tra 40 e 80 metri, quota che bilancia copertura e leggibilità del contatto termico. L'osservazione delle immagini va affidata a un operatore dedicato, diverso dal pilota.

A cosa serve il drone in un incendio boschivo?

Alla ricognizione del fronte e della sua evoluzione in tempo reale e, soprattutto, alla bonifica: la termocamera individua i focolai residui sotto la cenere che l'occhio non vede, riducendo riaccensioni e tempi di presidio.

Fonti

Le affermazioni normative di questa pagina vengono da qui.

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