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Droni per sicurezza e sorveglianza: cosa è lecito e cosa no

A cura di Redazione Formazione DroniPubblicato il Aggiornato il Tempo di lettura 7 min

Drone in decollo da una stazione automatica all'interno di un'area industriale recintata al tramonto
La tecnologia della sorveglianza automatica è matura: il collo di bottiglia è normativo e di protezione dei dati.
Indice della guida

La sorveglianza con drone è tecnicamente matura: esistono stazioni automatiche da cui il drone decolla su allarme, esegue la ricognizione e rientra a ricaricarsi, gestite da remoto senza nessuno sul posto. Il collo di bottiglia è altrove, ed è doppio: l'autorizzazione aeronautica, perché quelle operazioni sono automatiche e oltre il contatto visivo, e la protezione dei dati personali, perché sorvegliare significa trattare dati di persone identificabili. Chi propone questo servizio senza aver risolto entrambi i piani sta vendendo un problema.

Cosa si fa, concretamente

  • Sorveglianza perimetrale di siti industriali, porti, depositi, cantieri, aree logistiche.
  • Risposta automatica agli allarmi, il cosiddetto drone as first responder: un sensore perimetrale scatta, il drone decolla e trasmette immagini prima che arrivi una pattuglia.
  • Monitoraggio di eventi, per la gestione dei flussi e la sicurezza dell'organizzazione.
  • Controllo del territorio da parte di enti pubblici, che però ricade in un regime diverso.

La tecnologia abilitante sono le stazioni drone-in-a-box: il drone risiede in una struttura chiusa, si ricarica, decolla su comando o su evento, vola la missione e rientra. La supervisione avviene da una piattaforma software, spesso a distanza di chilometri.

Il piano aeronautico

Un volo automatico senza pilota sul posto è, per definizione, un'operazione oltre il contatto visivo. Questo la colloca in categoria Specific, con autorizzazione operativa basata su analisi di rischio, manuale delle operazioni, procedure di emergenza e requisiti di containment: cioè misure tecniche che impediscano al drone di uscire dal volume operativo assegnato.

In Italia queste autorizzazioni sono ancora poche decine. Non è un dettaglio: significa che il progetto va messo in conto con tempi istruttori reali e con un operatore in grado di sostenere il percorso.

Restano possibili modalità più semplici, che coprono molti casi pratici:

  • volo a vista con pilota sul posto entro i limiti della categoria Open, per ronde programmate su siti isolati;
  • droni vincolati (tethered), collegati a terra da un cavo che porta alimentazione e dati: autonomia praticamente illimitata, area di impatto limitata dal vincolo fisico, uso tipico nella sorveglianza di eventi e nel supporto alle operazioni notturne.

Il piano della protezione dei dati

Un drone con camera che riprende persone identificabili, targhe o ingressi di abitazioni è a tutti gli effetti uno strumento di trattamento di dati personali.

Gli elementi che un progetto di sorveglianza deve avere:

  1. Base giuridica del trattamento, individuata e documentata. La sicurezza del patrimonio aziendale può fondare un legittimo interesse, ma va valutato e bilanciato, non dichiarato.
  2. Informativa alle persone interessate, resa in modo effettivo.
  3. Minimizzazione: riprendere solo ciò che serve, con rotte e inquadrature che escludano aree esterne al perimetro.
  4. Limitazione della conservazione: tempi definiti e cancellazione automatica.
  5. Valutazione d'impatto (DPIA) per trattamenti su larga scala o sistematici in aree accessibili al pubblico.
  6. Misure di sicurezza su trasmissione, archiviazione e accesso alle immagini.

Va poi ricordato che l'esenzione per uso esclusivamente personale non si applica: quella copre l'ambito domestico e decade comunque con la diffusione delle immagini. Le sanzioni in materia di dati personali sono cumulabili con quelle aeronautiche: sono due piani distinti. Il quadro completo è nella guida su drone e privacy.

Lavoratori: un adempimento in più

Se il drone opera dove ci sono lavoratori e dal suo impiego può derivare un controllo a distanza della loro attività, si applicano le regole dello Statuto dei Lavoratori: serve l'accordo con le rappresentanze sindacali oppure l'autorizzazione dell'Ispettorato del lavoro. È un requisito che si aggiunge a quelli del GDPR e che non si risolve con l'informativa.

È il punto su cui la maggior parte dei contenuti in circolazione è superficiale, ed è anche quello che fa saltare i progetti in fase di audit.

Vigilanza privata: cosa il drone non cambia

L'attività di vigilanza privata è soggetta ad autorizzazione di pubblica sicurezza e a regole proprie su chi può svolgerla, con quale personale e con quali servizi. L'introduzione di un drone non modifica quel perimetro: prima di offrire un servizio di sorveglianza aerea occorre verificare con l'autorità competente che rientri tra le attività autorizzate all'istituto, e con quali modalità.

Sommando i piani, un progetto serio richiede: titolo per svolgere l'attività, autorizzazione aeronautica adeguata all'operazione, conformità sui dati personali, assicurazione con massimali adeguati e procedure scritte. Sono gli stessi adempimenti che vedi elencati nella panoramica delle applicazioni professionali, con un peso maggiore.

Sicurezza privata e operazioni di Stato: la differenza

Le attività di polizia, ordine pubblico, soccorso e protezione civile rispondono a finalità istituzionali e seguono regimi propri; alcune ricadono in regimi non equiparabili alle operazioni civili ordinarie. Un operatore privato non può assumere quelle funzioni né appoggiarsi a quelle basi giuridiche: opera nel perimetro delle regole civili, con il consenso del committente sui propri spazi e nel rispetto dei diritti dei terzi.

La collaborazione con gli enti è possibile, ma passa da incarichi formali. Il tema è trattato nella guida su droni in ricerca e soccorso e in quella sui droni nella pubblica amministrazione e nelle emergenze.

Eventi: il limite che non si supera

Sorvegliare un evento dall'alto è utile all'organizzazione, ma il sorvolo di assembramenti di persone resta vietato in categoria Open per tutte le classi. La sorveglianza di una manifestazione richiede quindi traiettorie che non passino mai sopra il pubblico, oppure un'operazione autorizzata in categoria Specific con mitigazioni adeguate. Vedi la guida su drone, eventi, concerti e stadi.

Il modello di business

La sorveglianza è uno dei pochi segmenti in cui il drone si vende a canone e non a intervento: monitoraggio continuo, contratti annuali, integrazione con il sistema di sicurezza esistente. Cambia il cliente, perché parla il responsabile sicurezza o le operations, non il marketing, e cambia la competenza richiesta, che si sposta dalla capacità di volare alla gestione dei sistemi, dei dati e della conformità.

Informazione generale, non consulenza legale: per le autorizzazioni di pubblica sicurezza, i rapporti di lavoro e la protezione dei dati fai riferimento ai professionisti e alle autorità competenti.

Domande frequenti

Posso usare un drone per sorvegliare la mia azienda?

Solo rispettando due piani distinti. Sul piano aeronautico servono le regole della categoria in cui rientra l'operazione, e la sorveglianza automatica senza pilota sul posto richiede la categoria Specific. Sul piano della protezione dei dati servono base giuridica, informativa, minimizzazione e, per trattamenti sistematici, una valutazione d'impatto.

Un istituto di vigilanza privata può usare i droni?

L'attività di vigilanza privata è soggetta ad autorizzazione di pubblica sicurezza e a regole proprie: l'uso del drone non le sostituisce e non le semplifica. Occorre verificare con l'autorità competente che l'impiego rientri nei servizi autorizzati, oltre a soddisfare le regole aeronautiche e quelle sui dati personali.

Che cos'è un drone-in-a-box?

È una stazione automatica in cui il drone risiede, si ricarica e da cui decolla su comando o su allarme, eseguendo la missione e rientrando senza operatore sul posto. La gestione avviene da remoto tramite piattaforma software.

Serve un accordo sindacale per usare droni dove ci sono lavoratori?

Se dall'impiego può derivare un controllo a distanza dell'attività dei lavoratori, si applicano le regole dello Statuto dei Lavoratori, che richiedono un accordo con le rappresentanze sindacali o l'autorizzazione dell'Ispettorato del lavoro. È un adempimento aggiuntivo rispetto al GDPR, non alternativo.

Che differenza c'è tra sorveglianza privata e operazioni di Stato?

Le attività di polizia, di sicurezza pubblica, dei vigili del fuoco e della protezione civile seguono regimi propri e finalità istituzionali. Un operatore privato non può assumere quelle funzioni né appellarsi a quelle basi giuridiche: opera nel perimetro delle regole civili e del consenso del committente sui propri spazi.

Fonti

Le affermazioni normative di questa pagina vengono da qui.

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