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Droni legacy senza marcatura di classe: cosa puoi fare dal 2024

A cura di Redazione Formazione DroniPubblicato il Aggiornato il Tempo di lettura 7 min

Vecchio drone consumer pieghevole su un banco da lavoro, accanto a una batteria di scorta e alle eliche
I droni senza marcatura di classe non sono fuori legge: sono confinati in due sole sottocategorie.
Indice della guida

Un drone legacy è un drone immesso sul mercato prima del 1° gennaio 2024 senza marcatura di classe. La stragrande maggioranza dei droni consumer venduti in Italia tra il 2016 e il 2023 rientra in questa definizione. Dal 1° gennaio 2024 le regole sono due, e sono semplici: sotto i 250 grammi si vola in A1, sopra si vola in A3. Non c'è più nulla in mezzo. I droni legacy non sono stati messi fuori legge: sono stati confinati nella sottocategoria più restrittiva.

Che cosa significa "legacy" e perché la categoria esiste

Quando il regolamento europeo ha introdotto le classi C0-C6, milioni di droni erano già in circolazione. Metterli fuori uso sarebbe stato sproporzionato, quindi il legislatore ha scelto una via intermedia: lasciarli volare, ma dentro perimetri operativi coerenti con il fatto che nessuno ha certificato le loro caratteristiche.

Il periodo di adattamento si è chiamato "limited open category". Ha operato dal 31 dicembre 2020, data di entrata in applicazione del regime EASA, al 31 dicembre 2023. Consentiva ai droni non marcati di volare con regole ponte differenziate per peso: sotto i 500 g in A1, tra 500 g e 2 kg in una sorta di A2 a 50 metri dalle persone, tra 2 e 25 kg in A3.

La scadenza originaria era il 1° gennaio 2023. Il Reg. (UE) 2022/425 del 14 marzo 2022 l'ha prorogata di un anno, al 1° gennaio 2024. Da quella data il periodo transitorio è finito e non è stato rinnovato.

Le regole in vigore dal 1° gennaio 2024

Massa del drone legacySottocategoria consentitaCompetenza richiesta
< 250 gA1: si può volare vicino alle persone, mai su assembramentiNessun esame obbligatorio se il drone è privo di sensori; in pratica l'A1/A3 è comunque consigliato
da 250 g a 25 kgA3: lontano dalle persone, ≥ 150 m da aree residenziali, commerciali, industriali e ricreativeCertificato A1/A3

Il punto pratico è uno solo, e va ripetuto perché è quello che sorprende quasi tutti: un drone legacy da 900 grammi o da 2 kg non può più volare in A2. Non esiste più la fascia intermedia. O il mezzo sta sotto i 250 grammi, e allora vive in A1, oppure va in A3.

In A3 valgono i due criteri già noti: nessuna persona non coinvolta nell'area di operazione e almeno 150 metri da aree residenziali, commerciali, industriali e ricreative. In pratica, fuori città. Restano poi i limiti generali della categoria Open: 120 metri di quota, VLOS, divieto assoluto di sorvolare assembramenti, zone geografiche pubblicate su d-flight.

Perché non puoi "far marcare" il tuo drone

È la domanda che arriva subito dopo: si può aggiungere la classe a un drone che non ce l'ha?

No, non con un intervento del proprietario. La marcatura di classe è rilasciata nell'ambito di una procedura di certificazione del prodotto a carico del costruttore, che dimostra la conformità del modello ai requisiti del Reg. (UE) 2019/945. Non è un'etichetta che si applica, è l'esito di un percorso.

L'unico caso di "conversione" previsto dal regolamento riguarda un altro scenario: un drone di classe C3 può essere reso conforme alla classe C5 tramite un accessorio di conversione documentato dal costruttore. È una via pensata per gli operatori professionali che vogliono accedere allo scenario standard EU-STS-01, non una strada per riportare un drone consumer senza classe dentro l'A2. Il tema è trattato nella guida alle classi C5 e C6.

Se il tuo lavoro richiede la sottocategoria A2, la risposta onesta è che serve un mezzo certificato C2: come funziona lo spieghiamo nella guida ai droni di classe C2 e sottocategoria A2.

Remote ID: quando serve anche su un legacy

In categoria Open l'obbligo di identificazione remota diretta è legato alle classi: riguarda C1, C2, C3, C5 e C6. Un drone legacy in Open non ha quindi obbligo di Remote ID, semplicemente perché non ha una classe che lo imponga.

In categoria Specific il discorso cambia. Dal 1° gennaio 2024 l'obbligo di Remote ID copre tutte le operazioni in Specific, e i droni legacy che vi operano devono essere dotati di moduli Remote ID esterni certificati, i cosiddetti add-on. Sono dispositivi che si applicano al mezzo e trasmettono i dati richiesti: codice operatore, numero di serie, posizione e quota del drone, velocità, posizione del pilota o del punto di decollo, timestamp.

Il funzionamento e i limiti dell'identificazione remota sono descritti nella guida al Remote ID.

Gli obblighi che non cambiano

Un drone senza classe non è un drone senza doveri. Restano interamente dovuti:

  • la registrazione come operatore UAS, con codice a 16 caratteri e QR code applicato su ogni drone posseduto, procedura descritta nella guida alla registrazione su D-Flight;
  • l'assicurazione di responsabilità civile, obbligatoria a prescindere dal peso salvo il caso dei veri droni-giocattolo;
  • il rispetto delle zone geografiche UAS e delle disposizioni locali;
  • gli obblighi in materia di privacy quando riprendi persone identificabili.

Vale ancora la pena tenerlo?

Dipende da due variabili: il peso e dove voli.

Sotto i 250 grammi, un legacy resta pienamente sensato. Il regime operativo è lo stesso di un C0: A1, nessun esame obbligatorio se il mezzo è privo di sensori, gli stessi limiti generali. Quello che perdi rispetto a un C0 recente è tecnologico e non normativo: sensori, stabilizzazione, autonomia. Il confronto è nella guida ai droni di classe C0.

Sopra i 250 grammi, la domanda diventa: dove voli davvero? Se la tua attività è in campagna, in montagna, su aree industriali dismesse o comunque in contesti in cui l'A3 è naturale, il mezzo continua a servirti benissimo e non c'è ragione di cambiarlo. Se voli in ambiente urbano o con persone nei paraggi, un legacy sopra i 250 grammi è di fatto inutilizzabile, e la sostituzione con un C1 o un C2 non è una spesa voluttuaria: è la condizione per operare.

Il quadro completo delle classi e delle sottocategorie è nella guida alle classi dei droni e in quella alle sottocategorie A1, A2 e A3. Se invece il tuo drone non è legacy ma costruito da te, le regole sono descritte nella guida ai droni autocostruiti.

Domande frequenti

Il drone che ho comprato prima del 2024 è ancora legale?

Sì. I droni immessi sul mercato senza marcatura di classe prima del 1° gennaio 2024 restano legali e utilizzabili. Non sono stati messi fuori legge: sono stati confinati nelle sottocategorie A1 (sotto i 250 g) e A3 (sopra).

Un drone legacy da 900 grammi può volare in sottocategoria A2?

No. Dal 1° gennaio 2024 la fascia intermedia del periodo transitorio non esiste più: un drone senza marcatura di classe sopra i 250 g vola solo in A3, ad almeno 150 metri da aree residenziali, commerciali, industriali e ricreative.

I droni legacy devono avere il Remote ID?

In categoria Open no, perché l'obbligo di identificazione remota diretta è legato alle classi C1, C2, C3, C5 e C6. In categoria Specific sì: i droni legacy che vi operano devono essere dotati di moduli Remote ID esterni certificati.

Serve il patentino per volare con un drone legacy?

Sopra i 250 g serve il certificato A1/A3, perché si vola in sottocategoria A3. Sotto i 250 g non è richiesto un esame, ma restano dovuti registrazione come operatore UAS e assicurazione.

Conviene ancora comprare un drone legacy usato?

Dipende dall'uso. Sotto i 250 g resta una scelta sensata perché il regime operativo è lo stesso di un C0. Sopra i 250 g il mezzo è confinato in A3, quindi ha senso solo per chi vola in campagna o in aree isolate.

Fonti

Le affermazioni normative di questa pagina vengono da qui.

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