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Remote ID: cos'è, chi deve averlo e come funziona

A cura di Redazione Formazione DroniPubblicato il Aggiornato il Tempo di lettura 7 min

Smartphone in primo piano e drone in volo sullo sfondo in un parco
Il Remote ID diretto è ricevibile in locale, senza infrastruttura di rete.
Indice della guida

Il Remote ID è la targa elettronica del drone: un segnale trasmesso in broadcast che permette di identificare il mezzo in volo e la posizione di chi lo sta pilotando. Dal 1° gennaio 2024 l'identificazione remota diretta è obbligatoria per i droni di classe C1, C2, C3, C5 e C6 e per tutte le operazioni in categoria Specific. I droni di classe C0 ne sono esenti; quelli senza marcatura di classe, quando operano in Specific, devono montare un modulo esterno.

Che cos'è, in concreto

Il drone trasmette periodicamente un pacchetto di dati via Bluetooth o Wi-Fi, ricevibile in locale da chiunque abbia un'applicazione compatibile: non serve una rete, non serve un abbonamento, non c'è un server di mezzo. È il modello adottato in Europa e prende il nome di DRI, Direct Remote Identification.

I dati trasmessi comprendono tipicamente:

  • il codice di registrazione dell'operatore UAS;
  • un numero di serie univoco del drone o del modulo add-on;
  • posizione e quota del drone;
  • velocità;
  • posizione del pilota remoto o, in alternativa, del punto di decollo;
  • una marca temporale e l'indicazione di eventuale stato di emergenza.

Il riferimento tecnico europeo è la norma ASD-STAN prEN 4709-002, che definisce i requisiti del Remote ID diretto necessari a soddisfare il Regolamento delegato (UE) 2019/945.

Chi deve averlo

SituazioneRemote ID
Drone di classe C0Non richiesto
Droni di classe C1, C2, C3, C5, C6Integrato, obbligatorio dal 1° gennaio 2024
Drone di classe C4Non richiesto: la classe è pensata per l'aeromodellismo tradizionale
Qualsiasi drone in categoria SpecificRichiesto, anche tramite modulo esterno certificato
Drone legacy in categoria OpenNon richiesto dalla classe, che non c'è

L'obbligo, quindi, non nasce dalla categoria in cui voli ma da due cose: la classe del drone e, in aggiunta, il fatto di operare in Specific. ENAC ha confermato l'obbligo in Specific anche per gli scenari standard nazionali allora vigenti. Le classi, con i requisiti che portano con sé, sono spiegate nel pillar sulle classi C0-C6.

I moduli add-on per i droni legacy

Un drone immesso sul mercato prima del 2024 non ha il Remote ID a bordo. Per operare in categoria Specific serve un modulo esterno certificato: un piccolo dispositivo autonomo, con batteria propria, che si applica al drone e trasmette il pacchetto DRI.

Tre cose da verificare prima di comprarne uno:

  1. che sia conforme ai requisiti europei e dichiarato tale dal costruttore;
  2. che il suo numero di serie venga associato correttamente al tuo codice operatore, come previsto dalla procedura del dispositivo;
  3. che il peso aggiunto non faccia superare al drone la soglia rilevante per la tua operazione, in particolare i 250 grammi.

In categoria Open, con un drone legacy, il modulo non è richiesto. Le regole per i droni senza marcatura sono nella guida sui droni legacy.

Remote ID diretto, identificazione di rete e geo-awareness

Sono tre cose diverse che vengono spesso confuse.

Il Remote ID diretto (DRI) è un requisito di prodotto: il drone trasmette, chiunque nelle vicinanze può ricevere.

L'identificazione di rete (network remote identification) è invece un servizio U-space: i dati transitano su rete cellulare verso un servizio centralizzato. Non è un requisito che riguarda il tuo drone oggi, ma fa parte dell'architettura verso cui l'Europa si sta muovendo, descritta nella guida su U-space.

La geo-awareness è un'altra funzione ancora, richiesta alle stesse classi C1, C2, C3, C5, C6: avverte il pilota quando il drone si avvicina o entra in una zona geografica UAS. È rivolta a te, non all'esterno. Attenzione a non confonderla con il geofencing, la barriera software che impedisce fisicamente l'ingresso in una zona: quella è una funzione decisa dal costruttore, non un requisito europeo. Le due voci di glossario Remote ID e geo-awareness riassumono le differenze.

Come verificare che funzioni

Prima di un'operazione in cui il Remote ID è richiesto, vale la pena controllare tre punti.

  • Il codice operatore è inserito correttamente nel drone o nel modulo. È l'errore più comune: il dispositivo trasmette, ma con un campo vuoto o sbagliato.
  • La trasmissione è attiva. Alcune app di volo mostrano lo stato dell'identificazione remota; esistono anche applicazioni di ricezione che permettono di verificare da un secondo dispositivo cosa sta effettivamente uscendo dal drone.
  • Il firmware è aggiornato. Le funzioni legate alla conformità vengono aggiornate insieme al resto del software di bordo.

Il tema privacy, spiegato bene

Il Remote ID trasmette anche la posizione del pilota o del punto di decollo. È una scelta voluta: serve a chi deve intervenire a terra. Comporta però che, durante il volo, la tua posizione approssimativa sia leggibile da chi ha un'app di ricezione nelle vicinanze.

Non è un motivo per disattivarlo, sarebbe una violazione, ma è un buon motivo per scegliere con attenzione il punto di decollo, soprattutto se operi in contesti delicati. Sul fronte opposto, il Remote ID non riguarda le riprese: quello che filmi resta soggetto alle regole sul trattamento dei dati personali, trattate nella guida su drone e privacy.

Il quadro completo degli obblighi è nella guida alla normativa droni.

Domande frequenti

Il mio drone ha il Remote ID?

Dipende dalla classe. Lo integrano i droni C1, C2, C3, C5 e C6; i C0 ne sono esenti. I droni senza marcatura di classe non lo hanno di serie: in categoria Specific si aggiunge con un modulo esterno certificato.

Il Remote ID è obbligatorio anche in categoria Open?

L'obbligo è legato alla classe del drone: se il tuo drone è C1, C2, C3, C5 o C6 deve avere l'identificazione remota diretta attiva, anche quando voli in Open. Con un C0 non serve.

Che dati trasmette il Remote ID?

In broadcast locale: il codice di registrazione dell'operatore, un numero di serie univoco, posizione e quota del drone, velocità, posizione del pilota o del punto di decollo e una marca temporale.

Che differenza c'è tra Remote ID diretto e identificazione di rete?

Il Remote ID diretto è trasmesso dal drone via Bluetooth o Wi-Fi e si riceve localmente, senza infrastruttura. L'identificazione di rete è un servizio U-space che fa transitare i dati su rete cellulare verso un servizio centralizzato.

Remote ID e geo-awareness sono la stessa cosa?

No. Il Remote ID ti rende identificabile dall'esterno; la geo-awareness avverte te quando il drone si avvicina o entra in una zona geografica UAS. Sono due requisiti distinti, richiesti alle stesse classi.

Fonti

Le affermazioni normative di questa pagina vengono da qui.

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