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Il ban DJI negli USA (FCC): cosa significa (e cosa no) per chi vola in Europa

A cura di Redazione Formazione DroniPubblicato il Tempo di lettura 5 min

Drone consumer appoggiato su un tavolo accanto a un computer portatile chiuso
Una decisione presa a Washington non cambia la marcatura del drone che hai in casa.
Indice della guida

Da dicembre circola una frase che è sbagliata: "DJI è stata vietata". Non è così, e la precisazione non è un cavillo. Il 22 dicembre 2025 la Federal Communications Commission statunitense ha aggiornato la propria Covered List aggiungendo droni e componenti di produzione estera. È una decisione sull'autorizzazione radio degli apparati negli Stati Uniti. In Europa non produce alcun divieto: i droni si vendono, si comprano e si volano come prima, perché qui contano altre regole.

Che cosa ha deciso davvero la FCC

La Covered List è l'elenco di apparati e fornitori che l'autorità statunitense considera portatori di rischi per la sicurezza nazionale. L'inserimento è avvenuto sulla base della valutazione di un organismo interagenzia della Casa Bianca.

Le conseguenze concrete, negli Stati Uniti, sono tre:

  • i nuovi modelli di droni esteri non possono più ottenere l'autorizzazione FCC, e senza quell'autorizzazione un apparato radio non può essere legalmente importato, commercializzato o venduto;
  • i droni già acquistati restano utilizzabili: la misura non è retroattiva sugli apparecchi in mano agli utenti;
  • i rivenditori possono continuare a vendere gli esemplari dei modelli già autorizzati prima della decisione.

C'è un dettaglio che vale la pena notare: il linguaggio usato dalla FCC è generico e parla di prodotti "di fabbricazione estera". Non nomina formalmente un solo costruttore. Potenzialmente riguarda anche altri produttori non statunitensi, europei compresi.

Perché in Europa non cambia nulla

In Unione europea un drone può essere immesso sul mercato se rispetta un impianto di regole completamente diverso da quello americano: la marcatura CE, la marcatura di classe prevista dal Regolamento (UE) 2019/945 e la conformità alle norme sulle apparecchiature radio. Le operazioni di volo, dal canto loro, dipendono dalla classe del drone e dalla sottocategoria in cui rientri, come spiegato nella guida sulle classi C0-C6.

Nessuno di questi elementi è toccato da una decisione presa da un'autorità statunitense sulle proprie frequenze. Il drone che hai in casa ha la stessa etichetta di classe di prima, lo stesso obbligo di Remote ID se rientra nelle classi che lo prevedono, la stessa collocazione operativa.

Cosa può cambiare comunque, con prudenza

Un conto è la norma, un conto è il mercato. Alcuni effetti indiretti sono plausibili e vanno letti come tendenze, non come certezze.

Gli equilibri industriali si spostano. Costruttori come Autel, Skydio e Parrot sono i beneficiari attesi negli Stati Uniti. In Europa il loro vantaggio competitivo è minore, perché la disponibilità dei prodotti non è cambiata, ma l'argomento dell'"alternativa geopoliticamente sicura" sta entrando anche nelle valutazioni della pubblica amministrazione italiana. Sul piano puramente tecnico, va ricordato che la marcatura di classe europea è un requisito di prodotto: alcune serie di produttori diversi da DJI sono certificate C1 e questo, in Europa, conta più della provenienza.

I volumi globali possono muovere i prezzi. Un mercato grande che si chiude sposta produzione, scorte e listini. In che direzione, oggi, non è dimostrabile.

Le roadmap di prodotto potrebbero riorientarsi. Con gli Stati Uniti meno accessibili, l'Europa diventa relativamente più importante e alcuni lanci potrebbero arrivare prima da questa parte dell'Atlantico. È una previsione ragionevole, non un fatto.

L'ecosistema FPV è il più esposto. Gli osservatori del settore segnalano che la disponibilità dei sistemi video digitali più diffusi potrebbe ridursi negli Stati Uniti nel corso del 2026, con conseguente spostamento degli acquisti americani verso alternative concorrenti.

L'unico caso in cui la cosa ti tocca davvero

Se progetti di volare negli Stati Uniti, il problema non è la Covered List: è che il sistema statunitense è autonomo. Vale la regolamentazione FAA, con registrazione del drone e test TRUST per l'uso ricreativo o certificato Part 107 per quello commerciale. Il certificato di competenza europeo non ha alcun valore e i non residenti incontrano ostacoli formali. È un tema che va affrontato prima di partire, verificando direttamente le procedure dell'autorità americana; il quadro generale è nella guida su volare con il drone all'estero.

Dentro l'area EASA, invece, non cambia niente: i certificati sono riconosciuti reciprocamente e la registrazione come operatore si fa una volta sola, nello Stato di residenza.

Per approfondire: le classi di droni C0-C6, il Regolamento (UE) 2019/945 e la guida su Remote ID.

Domande frequenti

Il mio drone DJI è diventato illegale in Europa?

No. La decisione della FCC è una misura statunitense che riguarda l'autorizzazione radio dei nuovi apparati sul mercato americano. In Europa la commercializzazione e l'uso dipendono dalla marcatura CE, dalla marcatura di classe C e dalla conformità alle regole sulle apparecchiature radio: nulla di tutto questo è cambiato. I droni già in uso restano utilizzabili anche negli Stati Uniti, perché la misura non è retroattiva.

DJI sparirà dai negozi italiani?

Al momento non ci sono elementi per dirlo. In Italia i prodotti continuano a essere venduti regolarmente attraverso i canali ufficiali. Quello che si può ragionevolmente osservare è che un mercato statunitense più chiuso rende l'Europa relativamente più importante nelle strategie dei costruttori, ma è una previsione, non un fatto accertato.

Se porto il mio drone negli Stati Uniti posso usarlo?

La misura FCC non riguarda gli apparecchi già acquistati, ma il punto critico per un pilota italiano è un altro: negli Stati Uniti vale il sistema FAA, il certificato di competenza italiano non ha alcun valore e i non residenti incontrano ostacoli formali nella registrazione. Prima di partire vanno verificate le procedure direttamente sul sito della FAA.

Fonti

Le affermazioni normative di questa pagina vengono da qui.

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