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Breve storia dei droni civili: dai modellini ai C0

A cura di Redazione Formazione DroniPubblicato il Tempo di lettura 5 min

Vecchio aeromodello radiocomandato accanto a un drone pieghevole moderno su un banco da lavoro
Il drone di oggi nasce dall'incontro fra l'aeromodellismo e l'elettronica miniaturizzata.
Indice della guida

Un drone da 249 grammi che sta fermo in aria da solo, riprende in 4K e ti avvisa se stai entrando in una zona vietata è il punto di arrivo di due storie che per decenni sono corse separate: quella dell'aeromodellismo e quella dell'elettronica miniaturizzata. Si sono incrociate nel giro di pochi anni, e il risultato è finito in centomila case italiane prima ancora che esistessero regole scritte apposta.

Il volo radiocomandato prima dei droni

Molto prima che si parlasse di UAS, in Italia esistevano campi volo, club e aeromodellisti. Si volava con alianti, aerei a motore e soprattutto con elicotteri monorotore: macchine con rotore a passo variabile, piatto oscillante e rotore di coda, meccanicamente complesse e con una curva di apprendimento ripidissima. Chi imparava a tenere in hovering un elicottero radiocomandato ci metteva mesi, e ogni errore costava pezzi.

Quel mondo non è scomparso: è la ragione per cui il regolamento europeo ha previsto la classe C4, cioè droni senza alcuna modalità di controllo automatico, pensata esattamente per l'aeromodellismo tradizionale, e per cui l'articolo 16 consente agli Stati di autorizzare club e associazioni con regole proprie. Le due strade convivono ancora, come racconta la guida su aeromodellismo e droni.

Perché il multirotore è arrivato dopo

Un multirotore è meccanicamente banale, quattro motori a passo fisso e nessuna superficie mobile, e proprio per questo è intrinsecamente instabile: tutto il controllo di assetto avviene modulando la velocità dei motori, quindi senza un calcolatore che corregge centinaia di volte al secondo non resta in aria nemmeno un istante.

Perché diventasse un prodotto sono servite quattro tecnologie mature nello stesso momento: sensori inerziali miniaturizzati a basso costo (giroscopi e accelerometri prodotti in volumi enormi per l'elettronica di consumo), motori brushless con il relativo controllo elettronico, batterie ai polimeri di litio con densità energetica sufficiente, e ricevitori satellitari abbastanza piccoli da stare a bordo. Il momento in cui i quattro fattori si sono allineati è il momento in cui il drone è diventato un oggetto che chiunque poteva pilotare al primo tentativo. La meccanica del volo è spiegata nella guida sulla fisica del volo di un quadricottero.

Il decennio della camera stabilizzata

La seconda svolta non riguarda il volo ma la ripresa. Un gimbal a tre assi con motori brushless mantiene la camera ferma indipendentemente da quello che fa il mezzo: è la differenza fra un video inguardabile e una ripresa cinematografica. Quando i primi quadricotteri pronti al volo hanno integrato gimbal, mantenimento automatico della posizione e rientro automatico, il drone ha smesso di essere un progetto da appassionati.

La linea Phantom, con la sua forma bianca inconfondibile, e poi i pieghevoli della famiglia Mavic hanno definito la categoria e l'hanno portata sugli scaffali. Sono gli stessi mezzi che oggi la normativa chiama legacy: droni immessi sul mercato prima del 1° gennaio 2024 senza marcatura di classe, ancora perfettamente legali ma confinati in sottocategorie più restrittive, come spiega la guida sui droni legacy senza marcatura.

Le regole rincorrono i prodotti

Fino al 2020 l'Italia aveva un proprio regolamento nazionale sui mezzi aerei a pilotaggio remoto, costruito attorno alla distinzione fra uso ricreativo e uso non ricreativo. Il cambio di paradigma arriva con il Regolamento (UE) 2018/1139 del 4 luglio 2018, che porta tutti gli aeromobili senza equipaggio sotto la competenza dell'Unione, superando la vecchia soglia dei 150 chili che lasciava i mezzi leggeri alle legislazioni nazionali.

DataTappa
12 marzo 2019Reg. delegato (UE) 2019/945: requisiti di prodotto e classi da C0 a C4
24 maggio 2019Reg. di esecuzione (UE) 2019/947: categorie operative e regole di volo
27 aprile 2020Reg. delegato (UE) 2020/1058: nascono le classi C5 e C6
31 dicembre 2020Entra in applicazione il regime europeo; inizia il periodo transitorio per i droni non marcati
4 gennaio 2021Regolamento ENAC UAS-IT, Edizione 1
1° gennaio 2024Fine del periodo transitorio: obbligo di marcatura di classe e di Remote ID per C1, C2, C3, C5 e C6
1° gennaio 2026Scadono gli scenari standard nazionali: in categoria Specific restano solo EU-STS-01 e EU-STS-02

Il passaggio più discusso resta quello del 2024: da quel momento un drone senza marcatura di classe sopra i 250 grammi vola solo in A3, cioè lontano dalle persone e ad almeno 150 metri dalle aree costruite. Non è stato messo fuori legge niente, ma il perimetro d'uso di un'intera generazione di mezzi si è ristretto di colpo.

Dove siamo arrivati

Il punto di equilibrio attuale ha un nome preciso: C0. Sotto i 250 grammi di massa al decollo, in sottocategoria A1, con requisiti operativi alleggeriti perché l'energia in gioco in caso di impatto è bassa. Attorno a quel vincolo si è costruita un'intera categoria di prodotto, con telai leggerissimi e compromessi ingegneristici precisi, e negli ultimi due anni il compromesso fotografico è quasi scomparso: esistono mezzi sotto i 250 grammi con sensore da un pollice.

I numeri raccontano il resto. Secondo i dati dell'Osservatorio del Politecnico di Milano presentati quest'anno, in Italia si superano i 148.000 droni registrati e i 185.000 operatori, con un mercato professionale da 168 milioni di euro. In quindici anni un oggetto da club di appassionati è diventato un settore.

Per approfondire: la guida alle classi C0-C6, il Regolamento (UE) 2019/947 spiegato e il pillar sulla normativa droni.

Domande frequenti

Quando sono nati i droni civili?

Non c'è una data unica. Il volo radiocomandato civile esiste da decenni nel mondo dell'aeromodellismo; quello che ha reso il drone un oggetto di massa è la comparsa, nel corso degli anni Dieci, di multirotori pronti al volo con camera stabilizzata e mantenimento automatico della posizione.

Perché i multirotori sono arrivati così tardi?

Perché un multirotore è intrinsecamente instabile: senza un calcolatore di bordo che corregge l'assetto centinaia di volte al secondo non sta in aria. È diventato praticabile quando sensori inerziali miniaturizzati, motori brushless con controllo elettronico e batterie ai polimeri di litio sono diventati economici tutti insieme.

Da quando esistono le classi C0-C6?

Le classi nascono con il Regolamento delegato (UE) 2019/945 del 12 marzo 2019, che ne definisce i requisiti da C0 a C4; le classi C5 e C6, pensate per gli scenari standard, sono state introdotte dal Regolamento delegato (UE) 2020/1058 del 27 aprile 2020.

Fonti

Le affermazioni normative di questa pagina vengono da qui.

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