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Drone in vacanza: checklist e regole nei Paesi europei

Indice della guida
Portare il drone in vacanza in Europa è più semplice di quanto si racconti, a una condizione: capire che cosa viaggia con te e che cosa invece resta legato al Paese in cui ti trovi. Attestato e registrazione da operatore ti seguono ovunque nell'area EASA. Le zone in cui puoi volare, no: quelle cambiano a ogni confine e vanno controllate sulla mappa nazionale del posto. Il resto è organizzazione di valigia.
Quello che vale ovunque
Il principio si chiama mutuo riconoscimento e regge tutto il sistema.
I certificati di competenza A1/A3 e A2 rilasciati dopo il 31 dicembre 2020 da qualunque autorità nazionale di uno Stato regolato da EASA sono riconosciuti automaticamente da tutte le altre. Il tuo attestato italiano è valido in Spagna, in Grecia, in Croazia, in Portogallo, in Francia e in tutti gli altri Stati dell'area, senza pratiche, senza conversioni e senza traduzioni.
La registrazione dell'operatore si fa una volta sola, nello Stato di residenza. Il codice che inizia per "ITA" è il tuo ovunque: non esiste una registrazione da fare in ogni Paese visitato. Anche il QR code applicato sul drone resta quello.
Valgono infine le stesse regole europee: categorie e sottocategorie, classi C0-C6, altezza massima di 120 metri, VLOS, divieto di sorvolare assembramenti. Un C1 in A1 a Lisbona è un C1 in A1 esattamente come a Livorno.
Quello che cambia a ogni confine
Le zone geografiche UAS sono di competenza nazionale. Ogni Stato pubblica la propria mappa, con criteri, colori e livelli di dettaglio differenti: l'equivalente locale del nostro d-flight. Vanno consultate prima del volo, e vanno consultate lì: la mappa italiana non contiene le zone spagnole.
A queste si aggiungono le restrizioni nazionali aggiuntive, che i regolamenti europei consentono agli Stati membri di introdurre. Possono riguardare parchi e riserve, siti archeologici, spiagge, aree urbane, distanze da infrastrutture. Sono spesso il vero motivo per cui un volo che a casa faresti senza pensarci, in vacanza non si può fare.
Un terzo livello è quello locale: comuni, gestori di siti, parchi naturali. Nei luoghi turistici molto frequentati il divieto di volo è quasi la norma, e in genere è scritto all'ingresso.
La checklist della valigia
Documenti da avere con te, in digitale e possibilmente anche stampati:
- attestato di competenza (A1/A3 e, se lo hai, A2);
- prova della registrazione come operatore UAS con il codice ITA;
- polizza di responsabilità civile in corso di validità, con l'indicazione della copertura;
- eventuali autorizzazioni specifiche già ottenute.
Materiale:
- QR code operatore applicato su ogni drone, leggibile e non scollato;
- eliche di ricambio, cacciaviti, panno per l'ottica, schede di memoria formattate;
- borsa per le batterie e adattatori di rete del Paese di destinazione.
E soprattutto le batterie. Le batterie al litio viaggiano solo nel bagaglio a mano, mai in stiva, con i terminali protetti e ogni pacco imbustato singolarmente. Le soglie generali sono tre: sotto 100 Wh ammesse in cabina senza approvazione, tra 100 e 160 Wh ammesse con approvazione del vettore e in numero limitato, sopra 160 Wh vietate sui voli passeggeri. Quasi tutte le batterie dei droni consumer stanno sotto i 100 Wh; le batterie enterprise spesso no.
Il numero massimo di pacchi ammessi e le procedure di dichiarazione cambiano da compagnia a compagnia: la verifica sul sito del vettore, con quel volo e quella data, è l'unico controllo che conta.
Fuori dall'area EASA
La Svizzera aderisce al sistema europeo: categorie, classi e certificati sono gli stessi, l'autorità competente è quella federale svizzera, restano specificità nazionali su zone e restrizioni.
Il Regno Unito, dopo la Brexit, ha un sistema autonomo gestito dalla CAA, basato su un identificativo per chi possiede il drone e uno per chi lo pilota, quest'ultimo previo test online. Il certificato italiano non è automaticamente valido: le regole e i costi vanno verificati direttamente sul sito dell'autorità britannica prima di partire.
Gli Stati Uniti hanno il sistema FAA, completamente diverso, con registrazione del drone e test per l'uso ricreativo o certificato Part 107 per quello commerciale. I non residenti incontrano ostacoli formali concreti nella registrazione, e l'attestato italiano non ha alcun valore. Vale la pena informarsi mesi prima, non in aeroporto.
Per approfondire: la guida su volare con il drone all'estero, quella su il patentino drone vale in tutta Europa e le regole sull'assicurazione obbligatoria. Per il trasporto e la cura dei pacchi, carica, conservazione e trasporto delle batterie; per il codice operatore, registrazione su d-flight e QR code.
Domande frequenti
Il mio attestato italiano vale negli altri Paesi europei?
Sì, all'interno dell'area regolata da EASA. I certificati di competenza A1/A3 e A2 rilasciati dopo il 31 dicembre 2020 da un'autorità nazionale di uno Stato EASA sono automaticamente riconosciuti da tutte le altre autorità nazionali. Fuori da quell'area, per esempio nel Regno Unito o negli Stati Uniti, il riconoscimento automatico non c'è.
Devo registrarmi come operatore in ogni Paese in cui volo?
No. La registrazione dell'operatore si effettua una sola volta, nello Stato di residenza o della sede principale. Il codice che inizia per ITA è valido in tutta l'area EASA e non va duplicato: quello che cambia da Paese a Paese sono le zone geografiche e le eventuali restrizioni nazionali aggiuntive.
Posso portare le batterie del drone in aereo?
Le batterie al litio viaggiano solo nel bagaglio a mano, mai in stiva, con i terminali protetti e ogni pacco imbustato singolarmente. Sotto 100 Wh sono generalmente ammesse senza approvazione; tra 100 e 160 Wh servono di norma l'approvazione del vettore e un numero limitato di pezzi; sopra 160 Wh il trasporto passeggeri non è ammesso. Le politiche cambiano per compagnia: vanno verificate sul sito del vettore prima di partire.
Fonti
Le affermazioni normative di questa pagina vengono da qui.
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