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UAS, UAV, APR, SAPR, drone: cosa significano davvero le sigle

A cura di Redazione Formazione DroniPubblicato il Tempo di lettura 5 min

Drone consumer appoggiato su un tavolo accanto al radiocomando e a un fascicolo di regolamento
Le sigle cambiano con i regolamenti: quelle in uso oggi sono UAS e UA.
Indice della guida

Se leggi tre articoli sui droni trovi cinque sigle diverse per la stessa cosa. La versione breve: UAS è il sistema completo (aeromobile, stazione di controllo e collegamento radio), UA è il solo aeromobile senza equipaggio, e sono i due termini che usa la normativa europea oggi. UAV, APR e SAPR sono termini precedenti, superati. Drone non è una sigla ed è perfettamente accettabile nel parlato e nella scrittura corrente.

Che cosa usa la normativa

Il Regolamento (UE) 2019/947, quello che stabilisce le regole operative, e il Regolamento (UE) 2019/945, quello che stabilisce come deve essere fatto il prodotto, ragionano in termini di sistema.

SiglaSta perChe cosa indica
UASUnmanned Aircraft SystemIl sistema completo: aeromobile + stazione di controllo + collegamento dati
UAUnmanned AircraftIl solo aeromobile senza equipaggio
UAVUnmanned Aerial VehicleTermine precedente, equivalente a UA
APRAeromobile a Pilotaggio RemotoTerminologia italiana precedente alle regole europee
SAPRSistema Aeromobile a Pilotaggio RemotoCome sopra, riferito al sistema completo

La distinzione tra UAS e UA non è pedanteria. Serve perché molti obblighi non riguardano l'oggetto che vola ma l'insieme: il collegamento di comando e controllo, la sua protezione dalle interruzioni, la stazione a terra. È lo stesso motivo per cui la normativa distingue l'operatore UAS, la persona fisica o giuridica che possiede o impiega il sistema e che si registra ottenendo il codice da applicare sui mezzi, dal pilota remoto, che è chi comanda materialmente il volo e deve avere il certificato di competenza. Le due figure spesso coincidono, ma le responsabilità sono diverse: la guida su operatore UAS e pilota remoto le mette una accanto all'altra.

Da dove arrivano APR e SAPR

Sono termini italiani, nati con il regolamento nazionale che disciplinava i mezzi aerei a pilotaggio remoto prima che le regole europee entrassero in applicazione, il 31 dicembre 2020. In quel periodo la burocrazia parlava di APR per l'aeromobile e di SAPR per il sistema, e la distinzione fondamentale era un'altra: uso ricreativo contro uso non ricreativo.

Quella distinzione oggi non esiste più. Il regolamento europeo classifica le operazioni per rischio, non per scopo: le categorie Open, Specific e Certified dipendono da dove voli, con che mezzo e vicino a chi, non dal fatto che tu stia lavorando o divertendoti. È il singolo equivoco più duro a morire fra chi volava prima del 2021, e spiega perché ritrovare la parola SAPR in un testo è quasi sempre il segnale che il testo è datato.

UAV, drone e le parole di tutti i giorni

UAV resta comunissimo nella letteratura tecnica in inglese e nei nomi commerciali. Non è sbagliato, semplicemente non è il termine normativo europeo. "Drone" è la parola d'uso: ha il vantaggio di essere capita da chiunque e lo svantaggio di non distinguere fra un quadricottero da 200 grammi e un'ala fissa da 20 chili, che dal punto di vista delle regole sono mondi diversi. La distinzione fra le famiglie di mezzi è nella guida sulle tipologie di droni.

Una sola parola è davvero da evitare: "telepilota". Non compare nella normativa europea, che parla di pilota remoto, e usarla in un documento operativo o in un contratto crea ambiguità inutili.

Le sigle che ti servono davvero quando voli

Le tre lettere che contano non sono quelle del nome del mezzo, ma quelle che descrivono i limiti dell'operazione.

  • VLOS (Visual Line Of Sight): volo entro il contatto visivo diretto e continuo, senza ausili se non le lenti correttive. È il presupposto della categoria Open.
  • BVLOS: volo oltre il contatto visivo. Richiede la categoria Specific.
  • MTOM (Maximum Take-Off Mass): la massa massima al decollo, batteria e accessori compresi. È il numero che determina la classe e la sottocategoria, non il peso a vuoto in scheda tecnica.
  • C0-C6: le marcature di classe apposte dal costruttore ai sensi del Reg. 2019/945, spiegate nella guida sulle classi dei droni.
  • DRI (Direct Remote Identification): il Remote ID, cioè la trasmissione in broadcast di identità, posizione e dati del volo, obbligatoria per le classi C1, C2, C3, C5 e C6 e per tutta la categoria Specific.
  • AGL: quota misurata dal suolo. I 120 metri della categoria Open sono AGL, non sul livello del mare.

Per approfondire: il Regolamento (UE) 2019/947 spiegato, il Regolamento (UE) 2019/945 su classi e marcatura CE e il glossario dei droni.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra UAS e UAV?

UAS significa Unmanned Aircraft System ed è il sistema completo: l'aeromobile senza equipaggio, la stazione di controllo e il collegamento radio fra i due. UAV, Unmanned Aerial Vehicle, indica solo il velivolo: la normativa europea per quello usa la sigla UA, aeromobile senza equipaggio.

SAPR e APR si usano ancora?

No, sono termini del periodo precedente alle regole europee, quando in Italia si applicava il regolamento ENAC sui mezzi aerei a pilotaggio remoto. Li trovi ancora in documenti e articoli datati, ma la terminologia attuale è UAS e UA.

Come si chiama correttamente chi pilota un drone?

Pilota remoto: è la persona che comanda il volo ed è tenuta ad avere il certificato di competenza. Va distinto dall'operatore UAS, cioè la persona fisica o giuridica che possiede o impiega il drone e che si registra su d-flight. Le due figure possono coincidere.

Fonti

Le affermazioni normative di questa pagina vengono da qui.

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